venerdì 29 aprile 2016

Il coraggio di affrontare la vita

Un ragazzo, una chitarra, il sorriso stampato sulla faccia. Chi potrebbe immaginare il suo passato?
Ieri, 28 aprile, tutti erano al corrente dell'assemblea d'istituto ma pochi potevano sospettare l'andamento della giornata. All'ITE Matteucci sono venuti a far visita due ragazzi di San Patrignano insegnandoci che la strada per la libertà e l'indipendenza, apparentemente quella più semplice e più veloce, non è quella della droga o dell'alcohol:
Esse conducono ad uno stadio di apparente felicità, ad un piacere così intenso da creare dipendenza, un mondo fantastico che diventa poi difficile da abbandonare. I problemi sembrano dissolversi quando, invece, si appesantiscono sempre di più e vengono soltanto rimandati.
L'unico modo per uscirne è di avere il coraggio di aprirsi con qualcuno e farsi aiutare.
Le parole di Giulio ed Elisabeth non avrebbero avuto lo stesso impatto se non fossero state accompagnate dall'intenso monologo di un ex tossicodipendente. I ragazzi, però, non hanno voluto lasciarci con dell'amaro in bocca perché ci hanno ricordato che la vita non va distrutta ma costruita.
Obbiettivo raggiunto? Non cadere nello stesso errore di Giulio ed Elisabeth. Filtrare le informazioni captate è un impegno quotidiano. Quello che ci contraddistingue è il pensiero che ci porta a fare scelte giuste o sbagliate.
Nel nostro piccolo possiamo cambiare il mondo.

venerdì 11 marzo 2016

Nuovi adulti e nuovi adolescenti



"Gli adolescenti sono cambiati perché sono cambiati gli adulti " è così che è iniziato il discorso del signore Gustavo Pietropolli Charmet.
Gli adolescenti sono cambiati, perché? Perché gli adulti hanno introdotto nuovi metodi per far sì che essi crescano  sin da bambini in maniera sempre più autonoma: incitare sempre più il proprio bambino a fare tutto da solo perché è bravo e intelligente è uno di tali metodi.
Così facendo probabilmente col crescere, il bambino si rivolgerà sempre meno alla mamma e al papà, che non avranno più controllo sul proprio figlio e decideranno di rivolgersi a una terza persona oppure a nessuno.
Quando il ragazzo viene portato dallo psicologo viene separato momentaneamente dalla sua famiglia e, guardandosi intorno, si chiede "cosa ci faccio qui?", "io sono normalissimo", " chissà se ci sono ragazzi della mia stessa età qui dentro?!".
Forse sollecitare troppo i propri figli a fare tutto da soli sin dall'inizio è sbagliato.
Forse spronarli va bene, ma bisognerebbe incitarli meno ed accompagnarli di più, fargli capire che i genitori ci sono, che sono pronti a rialzarli quando cadono, a sgridarli se sbagliano, ad ascoltarli se ne hanno bisogno senza metterli in condizione di farli sperimentare tutto da soli.
Che ne pensate?

LA SCELTA


“Welcome to hell”, benvenuti all’inferno. Questa scritta imbratta i muri della città di Sarajevo che da ormai venti anni ha visto uno scontro tra i più violenti che l’uomo abbia mai combattuto, ovvero la “dissoluzione della ex repubblica federale jugoslava”. Questo è quello che hanno cercato di raccontare oggi Marco Cortesi e Mara Moschini nel loro spettacolo attraverso testimonianze di persone che hanno vissuto sulla propria pelle questo atroce incubo.
 Attori che con il loro modo di recitare riescono ad attirare il pubblico senza mai annoiare chi li ascolta. È uno spettacolo degno di essere rivisto più volte.
Con un po’ malinconia al suonare della campanella siamo dovuti rientrare in classe, dove ad attenderci e ad accompagnarci fino alla fine della giornata c’era la Divina Commedia.
Argomento pesante per la sesta ora di lezione, ma piano piano che approfondivamo il canto scelto ci  siamo accorti di come alcuni temi di Dante siano stati parte dello spettacolo. Durante la recita Cortesi ha descritto la foto di un ragazzo, Gabriele, che in primo momento sembra una semplice persona su un banale sfondo bianco, ma modificandola al computer ci si accorge che il ragazzo sta indicando proprio quella maledetta scritta.
Anche Dante nel suo poema tratta del viaggio nell’inferno ma il poeta non c’è stato  realmente e crede solo che esista, invece per le persone che hanno assistito a queste atrocità non  credono  più all’inferno per un semplice motivo, l’hanno già vissuto.
 Un altro argomento ricorrente nello spettacolo è l’ignavia. A fine spettacolo l’attore ci ha intrattenuto con un piccolo quiz sulle parole più conosciute al mondo e la terza a differenza delle prime due era un ‘espressione ricorrente nella società d’oggi: “non posso”.
Questo atteggiamento è purtroppo assai frequente e persone di questo tipo sono chiamati da Dante ignavi. Soggetti affetti da questo genere di comportamento sono coloro che durante la vita  hanno sempre seguito la massa oppure non hanno mai preso posizione lavandosi le mani di ciò che accadeva. Dante con il suo poema voleva denunciare la società dell’epoca dove le persone seguivano una vita mirata alla ricerca della ricchezza, ma questo accade anche ai nostri giorni, come se lo scrittore con i suoi occhi da marziano avesse previsto che un giorno tutto si sarebbe rivisto. Penso  che  se si vuole cambiare la società bisogna evitare comportamenti di ignavia facendo diventare l’inferno soltanto un imbuto vuoto.

martedì 9 febbraio 2016

Il Cairo si macchia di Sangue Italiano

La notte del 25 Gennaio per noi è stata una notte come tutte le altre, ma non per Giulio Regeni, un ragazzo poco più grande di noi, che è stato torturato e ucciso per i principi in cui credeva.
Secondo le fonti della stampa locale, il suo corpo, ritrovato in un'autostrada dell'estrema periferia del Cairo, era stato martoriato: un orecchio mozzato, tagli sul naso, ustioni di sigarette sulle braccia, la faccia coperta di lividi, coltellate alle scapole e denudato dalla vita in giù.
Questa morte, lunga e dolorosa, non fa pensare di certo ad un incidente stradale seguito da un'aggressione di uno sciacallo, ma che la verità sia stata nascosta dalle stesse forze dell'ordine egiziane, perché pare non sia escluso che potrebbero essere loro stesse gli autori di tale obrobrio.
Ma è solo questo il motivo per il quale la polizia egiziana avrebbe dovuto rinnegare i segni di percosse e torture ritrovati sul corpo e dichiarare l'accaduto come un semplice incidente stradale?
Perché uccidere un giovane la cui unica colpa poteva essere la sete di conoscenza?
Forse per nascondere la qualche scomoda informazione che il giovane universitario aveva scoperto. Molto probabilmente i suoi studi, incentrati sui movimenti di opposizione egiziani,  lo avevano portato più in là di quanto avrebbe dovuto sapere.
Noi, come studenti, vogliamo esprimere il nostro accorato cordoglio contro la violenza cieca che stronca la vita di giovani come quella di Giulio e Valeria che dedicano le loro energie alla ricerca. 

venerdì 29 gennaio 2016

È lecita l'ingiuria in campo?

Insultare è diventato semplice e costante quanto cambiare canale. Anche quando si è al massimo della felicità si esulta bestemmiando, quindi avere un linguaggio ingiurioso in momenti di tensione potrebbe sembrare normale.
Cambia qualcosa se questo linguaggio può essere sentito da milioni di persone e si insulta un'intera categoria di persone oltre al singolo individuo? Ovviamente sì.
È ciò che è successo più di una settimana fa tra Maurizio Sarri, tecnico del Napoli, e Roberto Mancini, tecnico dell'Inter, per una discussione sui minuti di recupero a fine partita, quando Sarri ha dato del "frocio" e del "gay" all'altro allenatore.
Non descriveremo oltre la vicenda, poiché oltre che stupida e insensata, ribadisce il fatto che episodi simili accadono solo in Italia mentre negli altri paesi Europei sono eccezioni.
Ed ecco la solita storiella per scaricare la colpa sul nostro paese e non su noi italiani come singoli individui.
Ci lamentiamo tanto del comportamento volgare di certe figure popolari della televisione, quando siamo noi i primi ad essere il cattivo esempio.
Dentro o fuori da un campo di gioco, l'ingiuria resta sempre un'ingiuria e ovviamente ciò influisce chi ci sta intorno. Discutere se durante una situazione stressante è più probabile cadere nello sproloquio è superfluo, quindi è importate sforzarsi di avere un linguaggio pulito in ogni occasione. Ciò aiuterà tutti ad essere uomini, donne, cittadini più "puliti".

Un altro modo per ricordare: "La Parola e l'Uragano" di Roberto Mercadini

Come ben sappiamo, il 27 gennaio è la giornata dedicata al ricordo delle vittime del genocidio causato da Hitler: uno degli avvenimenti più drammatici passati alla storia. Ogni anno ci imbattiamo nello stesso loop: stacchiamo la spina per un momento e ci fermiamo a riflettere su ciò che è successo nei campi di concentramento nazisti.
Quest'anno, però, il monologo proposto da Mercadini bizzarro come colui che lo ha interpretato, ha cambiato rotta: esso non si è soffermato sullo sterminio del popolo ebraico, bensì ha ripercorso alcuni passi della sua storia.
Lo spettacolo ha sicuramente portato una ventata d'aria fresca riuscendo a celebrare un evento attraverso il suo opposto, rendendolo tanto piacevole quanto insolito.
Forse troppo ironico a detta di alcuni: presentava passaggi in cui l'umorismo era un po' forzato.
Gli argomenti trattati, di facile comprensione, sono riusciti a catturare l'attenzione e non hanno annoiato.
Ma la simpatica atmosfera dello spettacolo non ha voluto lasciarci solo con un sorriso stampato sulla faccia. Esso ha completamente stroncato il concetto di perfezione, dimostrandoci che una coppia sterile può dare origine ad un popolo e un balbuziente può condurlo verso la Terra Promessa. Non bisogna rientrare in determinati canoni per riuscire a compiere qualcosa di grande: bisogna sentirselo dentro.

martedì 19 gennaio 2016

Non c’è abbastanza rabbia nella musica dei ragazzi di oggi!

Skin, cantante degli Skunk Anansie, ha affermato che i musicisti di oggi sono meno arrabbiati, perché non devono lottare. In realtà quelli provenienti dalle classi sociali inferiori che conoscono la sofferenza e la durezza della vita ci sono, ma sempre meno visibili, infatti nell’underground esistono diverse band ignote e poche hanno la possibilità di emergere.

Così si rimpiangono gli anni d’oro quando parlare di politica cantando era la normalità, condannare lo Stato, il mondo e l’uomo in sé era come bere un bicchier d’acqua e tutto ciò si tramutava in rabbia che dava vita a opere leggendarie armonizzate da magnifici contesti musicali. Tentare di trovare risposte a interrogativi impossibili come “Wish you were here” dei Pink Floyd o esprimere il proprio disprezzo per il denaro in “Money for Nothing” dei Dire Straits fino al più recente e grande urlo contro la guerra “Zombie” dei Cranberries.


L'orientamento della musica moderna punta invece l'ago verso la commercializzazione e non ad emozionare.
La rabbia che alimentava le idee degli artisti degli anni '70 e '80 è andata via via scemando, offuscata dal benessere diffuso da una maggior circolazione di denaro.
Detto questo si potrebbe chiudere brevemente la questione incolpando le case discografiche che creano cantanti confezionati per il pubblico, uccidendo la creatività.
Nel marketing non c’è spazio per le proprie emozioni e sicuramente la rabbia è vista come qualcosa d’incontrollabile sfavorevole alle vendite.

Quindi se già l’idea di base dell’artista non è emozionare, se l’artista non mette la passione, ovvero  la sua rabbia in ciò che crea, difficilmente la sua arte sarà in grado di emozionarci.

Oggi, nonostante gli innumerevoli strumenti a disposizione, sono venute a mancare le idee o forse come detto prima ci sono state negate per colpa dell’avidità e la maggior parte delle persone manco se ne accorgono.
Una canzone deve emozionare, deve far riflettere: non è un semplice passatempo tra viaggio in auto e una passeggiata; c’investe di continuo e ci plasma; perciò meritiamo di ascoltare il meglio.
I gusti però sono soggettivi, non esiste un genere migliore di un altro.
Perciò dobbiamo guardare in noi stessi, chiederci se la musica che ascoltiamo ci permette di scavare in noi o ci fa vedere la superficie della banalità.
Se ci accorgiamo che la musica che ascoltiamo non è abbastanza per noi, sforziamoci di ricercarne di nuova.

La musica come le emozioni non ha età, è da stupidi dire che una canzone è vecchia, è l’uomo che cambia esigenze, anche musicali.

Arricchite anche voi il vostro repertorio personale con alcune di queste gemme musicali di ogni genere ed epoca:
-Another brick in the Wall dei Pink Floyd;
-Crazy di Gnarls Barkley;
-Sweet Dreams degli Eurythmics;
-Stairway to heaven dei Led Zeppelin;
-Clint Eastwood dei Gorillaz;
-Instant Crush dei Daft Punk ft. Julian Casablancas;
-La canzone mononota degli Eglio e le storie tese;
-Chop Suey dei System of Down.